La calunnia è un venticello…

Non è per nulla complicato innescare una campagna diffamatoria per distruggere la reputazione di qualcuno: è sufficiente scrivere una notizia distorta all’interno di un gruppo facebook e aspettare la reazione di chi – decine e decine di persone – crede ciecamente a quello che legge, senza minimamente porsi il dubbio che la verità potrebbe essere ben diversa, oppure non ci crede ma approfitta comunque dell’occasione contando sulla maggior forza del gruppo rispetto a quella del singolo.

Vi racconto una storia.

Ad un avvocato viene conferito il mandato per seguire una causa presso un tribunale a circa 600 km dalla sede dello studio legale: l’avvocato manda un preventivo di X euro e tale preventivo è addirittura inferiore ai minimi tariffari per il solo fatto che il cliente è un connazionale; viene espressamente scritto che le spese di viaggio e trasferta sono escluse dal preventivo (non si può certo prevedere il numero di udienze): “in base alla normativa vigente, indico di seguito il preventivo degli onorari: è il limite minimo delle tariffe obbligatorie (così come per ogni connazionale) e non ho esposto quello che ha già fatto il Suo precedente avvocato. Non sono compresi i costi e le spese per … (immaginiamo una città a caso) e ritorno”.

Viene pattuito un pagamento rateale, dopo un acconto iniziale, e non appena termina la causa, con una sentenza favorevole, il cliente interrompe i pagamenti … ma l’avvocato gli dà tutto il tempo (molti mesi) per sistemare la propria situazione economica.

Ad un certo punto, all’interno di un gruppo facebook si sviluppa una discussione a cui partecipa anche il cliente dell’avvocato e si crea un po’ di tensione, grazie anche al supporto degli altri componenti, anch’essi connazionali.

Per non alimentare ulteriormente la discussione e per evitare fraintendimenti, l’avvocato manda una email privata al cliente del seguente tenore: “in base all’originario accordo – che trasmetto e rispetto anche dopo quello che è recentemente successo su facebook – in forza del quale per i connazionali applico le tariffe minime (cioè, anche se avrei diritto ad un onorario nettamente superiore, soprattutto quando si risolve il problema del cliente), preciso il conteggio definitivo degli onorari e delle spese per la mia attività nel Suo interesse”.

L’onorario viene confermato nel medesimo importo iniziale di X euro a cui viene sommata una somma a forfait per viaggi, pernottamenti e trasferte (il totale effettivo, ricevute e biglietti alla mano, sarebbe di quasi il doppio).

Senza minimamente rispondere all’avvocato, il cliente preferisce scrivere all’interno del citato gruppo facebook un post totalmente contrario alla realtà, all’evidente scopo di provocare la reazione di tutti gli altri, che non si è fatta attendere: “ho ricevuto una email dall’avvocato che mi ha difeso, nella quale ha aumentato di … € quello che chiedeva all’inizio … per me sono persone totalmente da nulla e dei poveracci, che si devono vergognare… occhio ragazzi sono perfidi…”.

Ne è derivata un’enorme discussione con moltissimi messaggi, per la stragrande maggioranza contro l’avvocato dai toni offensivi e diffamatori, anche perché il cliente ha rincarato la dose sottolineando che il presunto aumento dell’onorario – che invece non c’è mai stato – sarebbe conseguenza degli eventi su facebook (una sorta di vendetta, dunque).

A questo punto l’avvocato ha inviato una seconda email del seguente tenore: “… cerca sostegno sulla rete ma non ha pubblicato la mia email: forse risulterebbe completamente diverso, vero? Come sa, ho scritto che l’onorario PER I CONNAZIONALI NON AUMENTA e vale l’originario accordo. E in tale accordo è espressamente scritto che le spese e i viaggi sono a parte. Forse non considera che ogni volta sono stato in viaggio almeno 12 ore: è tutto gratis? … Ha preferito metterlo nel gruppo affinché tutti partissero contro di me…”.

La reazione del cliente è stata surreale: ancora una volta, anziché rispondere all’avvocato, ha pubblicato in facebook un nuovo lungo post, finalizzato a fornire al suo pubblico in rete il suo punto di vista sulla vicenda, senza contraddittorio e soprattutto in senso totalmente opposto alla realtà, descrivendosi come paladino della verità e della correttezza e offendendo senza il minimo pudore il proprio difensore.

Risultato: molte centinaia di commenti offensivi e diffamatori contro l’avvocato in pochi giorni, nessuna possibilità di replica da parte dell’interessato, una decina di denunce e di atti giudiziari – in Italia e fuori – per ristabilire la verità e salvaguardare l’onorabilità del professionista, altri avvocati da pagare.

Ne è valsa la pena?

Forse sarebbe meglio, ogni volta, non ascoltare soltanto una campana e accertare la verità di una notizia prima di dare libero sfogo alle offese, alle minacce ed alle diffamazioni anche molto pesanti contro una persona (a prescindere dal fatto che sia un avvocato): la responsabilità penale è sempre personale e ciascuno risponde solo per le proprie azioni.